La falce di Saturno

Riflessione Scritta da Caterina Forti, coach e parentAbiliter.

 

“L’anima ha bisogno di ricordare che l’assenza non è assenza” (cit Massimiliano Babusci)

 

Nella mitologia romana, Saturno, antico dio latino, era rappresentato come un vecchio con la barba, vestito con un mantello e con in mano una falce. Ai piedi indossava lacci di lana, detti compedes che contraddistinguevano gli schiavi.

Questa caratteristica richiamava il culto del dio, quando in occasione delle sue festività, i Saturnalia celebrate dal 17 dicembre, gli schiavi potevano vivere in piena libertà, banchettando con i loro padroni che li servivano.

Con una certa leggerezza dei costumi, erano consentiti eccessi e trasgressioni, danze, giochi d’azzardo, feste, spettacoli, ma  anche  scambio di doni, accensione di ceri e sontuose cerimonie. In questo periodo i tribunali e le scuole erano chiuse, erano vietate le esecuzioni capitali e partecipare a  guerre e qualsiasi attività al di fuori dei festeggiamenti del Natale del sole che rinasce dopo la sua morte simbolica.

Dunque, le festività di Saturno ricorrevano a fine anno allo scopo di lasciar andare il vecchio , rompendo ogni regola per rigenerarsi nel nuovo, che iniziava sotto Ianuarius, posto sotto la protezione di Giano, dio dell’inizio.

Un’infinita sequenza di nascita, vita, morte.

Omologo del titano greco Crono, Saturno è il signore del Tempo.  Ogni ciclo vitale che si affaccia nella materia è destinato a concludersi. La sua falce recide inaspettatamente i fili invisibili dei legami, dei rapporti, delle relazioni, in maniera definitiva. 

 

 

Una croce unita ad una falce. “ Con la croce fissa e stabilizza, con la falce taglia e separa.(…) Sono i punti chiave di Saturno. La falce, come la clessidra e la croce, è simbolo di morte”( fonte il Web).

“Ecco cosa accade quando subiamo una perdita. Se il nostro sguardo indugia su quella perdita, questa è perduta per sempre. La guardiamo consumarsi e quando anche l’ultima fiamma si spegne, restiamo a fissare la fuliggine.” Bert Hellinger

Tutto ciò che nasce, muore, dando luogo a distacchi e separazione.

Cosi come  Saturno scandisce  l’inizio e la fine di una situazione in termini temporali, la visione sistemica osserva la nascita e la morte  all’interno di un sistema, dal principio alla conclusione della vita terrena.

Quando una persona manca, l’intero sistema familiare sperimenta l’assenza.  Viene meno la vita e il ruolo all’interno della famiglia e i  propri componenti si trovano ad affrontare il dolore del vuoto.

Il congiunto è ricordato al passato, in un tempo che non è più e questo produce di fatto, l’esclusione dal sistema. E’ assente fisicamente, quindi non ne fa più parte.

Eppure, quando una persona entra, nascendo, in una famiglia le appartiene per tutta la vita anche dopo la morte, perché una delle regole fondamentali della sistemica sancisce “il nessuno escluso”.

Neanche la morte può essere esclusa.

E quando il dolore scompare, per il defunto c’è solo amore, perché il dolore cela quella parte di noi che ama e sa amare.

Dall’origine della vita sulla terra ogni sistema ha saputo adattarsi ad ostacoli e cambiamenti, per la sua  sopravvivenza e per la sua stessa continuità. Ha visto la nascita e la morte di ogni componente, con amore ha omaggiato la vita nei suoi cicli, perché essa funziona così.

La falce di Saturno arriva quando il tempo è compiuto: ogni vita nella sua forma animale, vegetale, minerale,ogni relazione interpersonale ha il suo destino. E riguarda tutti gli ambiti sociali dal lavoro alle amicizie, dal legame amoroso al contesto scolastico-formativo. Anche i periodi più duri e difficili hanno nel loro destino l’epilogo.

Ciascuno di essi ha un tempo da vivere prima del punto finale. Uno scrittore sa bene che per creare un capolavoro ha bisogno di concluderlo.

Accettare la morte per celebrare la vita:  il modo migliore per farlo è riconoscere il valore che quella persona giunta alla fine del suo ciclo ha dato al suo sistema e ai suoi componenti.

Nulla va sprecato,chi se ne va resta nel sangue e nelle memorie cellulari dei suoi “piccoli” in maniera perpetua e infinita.

Ogni porta che si chiude consente ad un’altra di aprirsi: la vita non fa mai passi indietro, procede sempre verso il nuovo.

L’anima ha bisogno di riportare allo spazio del cuore che l’assenza non è assenza.

Quando il potente signore del tempo alza la sua falce sul percorso vitale di un componente del sistema, i congiungi hanno il diritto di vivere il loro dolore.

 Chiunque, se pur mosso da compassione, provi ad impedire o bloccare il flusso di questa emozione si arroga  un diritto che non gli appartiene perché la persona ha bisogno di quel sentire per attraversare un tempo difficile. E’ il passaggio fondamentale per ricongiungersi al suo essere amore, per se stesso e per il suo intero sistema. Per questo merita rispetto.

Nessuno escluso.

“In ogni istante qualcosa va perduto. È passato per sempre. È passato perché è già arrivato il presente che a sua volta, dal punto di vista del tempo, cede il posto, come una perdita, a ciò che verrà.” Bert Hellinger

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